L’amministratore di condominio può rivendicare i beni comuni?

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 40/15; depositata l’8 gennaio
L’amministratore è legittimato a proporre azione di rivendica dei beni comuni quando sia stato a ciò autorizzato dall’assemblea del condominio con deliberazione presa a maggioranza. Si presume che i beni indicati nell’art. 1117 c.c. siano condominiali; di conseguenza, l’amministratore che agisce per la rivendica di spazi comuni, non deve farsi carico di dimostrare che tali beni rientrino nella disponibilità del condominio.

Riunione di condominio, illegittima la delibera se manca la prova dell’invito

Corte di Cassazione Sez. IV Civile sentenza n. 22685/14
La Cassazione spesso si trova a dover decidere questioni riguardante liti condominiali o tra condomini e amministratore, in questo caso si è giunti addirittura ad una sentenza penale di condanna per il reato di diffamazione. All’amministratore veniva contestato il fatto di aver affisso nel portone del condominio i nominativi dei morosi e questa condotta, nonostante l’effettiva morosità delle persone inserite in elenco, è stata ritenuta diffamante da parte dei Supremi Giudici poichè, si legge in sentenza, “non vi è alcun interesse da parte di terzi alla conoscenza di quei fatti, anche se veri“.

Per quanto riguarda l’elemento soggettivo, la Corte osserva che “ai fini dellintegrazione del delitto di diffamazione è sufficiente il dolo generico, che può assumere anche la forma del dolo eventuale, ravvisabile laddove lagente faccia consapevolmente uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive (sez. 5 n. 4364 del 12/12/2012, Rv. 254390)“.

Sì alla rimozione delle piante poste a meno di tre metri dal confine

Accolta la domanda del ricorrente: i tre ulivi posti sul fondo agricolo limitrofo vanno eliminati
Vanno rimosse le piante se collocate a una distanza inferiore ai tre metri dal confine con la proprietà del vicino, come previsto dal disposto dell’articolo 892 c.c.  Lo ha dichiarato il Tribunale di Perugia con la sentenza n. 1249/14. Il giudice di primo grado accoglie il ricorso del ricorrente che chiedeva, tra le altre cose, la rimozione di tre ulivi, piantati sul fondo del vicino.

In merito alle domande proposte dal ricorrente sull’arretramento/rimozione degli alberi fino alla distanza consentita, il Ctu accertava che  «le tre piante di ulivo, poiché le stesse sono classificate in botanica come piante ad alto fusto, le stesse, per quanto disposto dall’articolo 892 c.c., devono essere piantate ad una distanza non inferiore a tre metri dal confine». Nel caso di specie, il Ctu ha potuto accertare una distanza dal confine compresa tra i 131 e i 141 centimetri: tali piante sono state definite dal consulente «giovani e, comunque, d’età inferiore ai venti anni, tenuto conto anche della circonferenza del tronco, che va dai 38 centimetri della pianta più piccola ai 52 centimetri di quella più grande». Pertanto, il Tribunale perugino dispone che i convenuti rimuovano le tre piante.